“BEE THE CHANGE”: COME I CAMBIAMENTI CLIMATICI STANNO DECIMANDO LE NOSTRE API

L’AQUILA – Qual è la connessione tra la diminuzione delle api e i cambiamenti climatici? Se ne è parlato ieri, al Museo sperimentale di arte contemporanea (Muspac) dell’Aquila, nel corso di “Bee the change. Api e cambiamento climatico”. L’evento, promosso da Slow Food, fa parte di un ciclo di incontri nati per tenere alta l’attenzione e aumentare la consapevolezza su cambiamenti climatici e riscaldamento globale. Il tema si è snodato attraverso un proficuo dialogo tra scienza e arte.

Ad aprire è stato Klaide De Sanctis, fisico, apicoltore e responsabile modellistica atmosferica della Himet (spin-off del centro di eccellenza Cetemps dell’Università dell’Aquila). Il fisico ha riportato alcuni dati: secondo l’Osservatorio nazionale miele, in Italia nel 2017 gli apicoltori sono stati 50 mila, di cui il 63% ha prodotto per autoconsumo e il restante 37% per il mercato. Negli ultimi anni, la produzione nazionale di miele è in ascesa ma, confrontandola con il numero anch’esso crescente di alveari, emerge come in realtà la produzione di miele effettivo prodotto per singola arnia sia in costante diminuzione. E le ragioni sarebbero individuabili nei cambiamenti climatici.

Come spiega Coldiretti in una nota, il 2017 è stato un anno negativo per l’apicoltura nazionale a causa di “una prolungata siccità, accompagnata da repentini abbassamenti termici e altri eventi meteorologici estremi che sembrano avere la caratteristica distintiva di un cambiamento climatico sempre più evidente”.

La questione, dunque, esce fuori dalla “narrazione ambientalista” per scontrarsi con la realtà. Le api, infatti, svolgono un ruolo fondamentale, non solo contribuendo alla biodiversità, ma anche avendo un forte impatto sull’agricoltura: un terzo del cibo che mangiamo, suggerisce De Sanctis, proviene da una pianta impollinata dalle api; addirittura alcune colture, come diversi frutti, dipendono al 90% dall’impollinazione. Per renderci conto del ruolo di questi insetti basti pensare che una sola colonia riesce a impollinare 4 mila alberi da frutto.

Per quanto riguarda il futuro, le prospettive non sono delle migliori: se non si adotteranno misure per ridurre le emissioni globali, entro il 2100 l’aumento della temperatura terrestre potrebbe essere di 4°. Auspicando che questo scenario realistico ma drammatico non si compia, c’è da sottolineare come il cambiamento climatico sia già in corso, anche in Italia.

Come reagiscono le api a questi cambiamenti? La stagione invernale più breve porta a fioriture precoci e  ad un aumento del periodo di attività delle api, che quindi non riescono a beneficiare di un periodo di riposo idoneo. Inoltre, durante il periodo invernale l’ape regina “blocca” le covate perché non c’è cibo a sufficienza ma con le fioriture precoci, arrivano anche le covate “fuori stagione”, generando poi tutta una serie di circostanze che possono portare ad una morìa di api. Come se non bastasse, si stanno diffondendo parassiti delle api, come un coleottero, originario dell’Africa sub-sahariana e in grado di sopravvivere in questo contesto climatico.

L’effetto sul mercato di questa situazione è un boom delle importazioni di miele da altri Paesi: secondo la Coldiretti, nel 2018 c’è stato un aumento del 32%, di miele estero per un totale di 9,4 milioni di chili, in particolare da Paesi come l’Ungheria, la Romania, la Polonia e la Cina. Il problema non sta solo nella scelta poco eco-sostenibile di un miele che proviene da lontano ma nel fatto che si tratta di miele non sottoposto agli stessi rigidi protocolli sanitari del miele italiano, dove ad esempio viene ricercata l’eventuale presenza di pesticidi e metalli pesanti. La parola “Italia” sulla confezione, come spiega De Sanctis, è dunque una garanzia perché significa che tutte le fasi della produzione del miele sono avvenute in Italia. Per questo è sempre consigliabile fare attenzione alla provenienza del miele al momento dell’acquisto, tenendo anche conto della stagionalità.

“Il miele va considerato come un dono – ha detto Klaide De Sanctis – e non come un oggetto da inserire in una dispensa. Consumiamone il giusto e capiamo che in alcuni periodi può non essere disponibile. Il benessere delle api è in qualche modo anche il nostro e possiamo conservarlo solo essendo responsabili”.

E sulla difesa della natura, non solo in senso ecologico ma come cambiamento all’interno della società, è intervenuta anche Martina Sconci, storica dell’arte, direttrice artistica del Muspac e docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, che ha riflettuto sulle opere e sulla concezione artistica dell’artista tedesco Joseph Beuys.

In particolare Sconci ha portato all’attenzione un’istallazione che l’artista realizzò nel 1977 chiamata “Pompa di miele nel posto di lavoro”, in cui del miele circolava all’interno di tubo lungo tutto l’edificio, come un sistema circolatorio in cui il miele rappresentasse il sangue e la pompa che gli dava la spinta, il cuore. Il miele dunque, assumeva, nelle opere e nelle performance di Beuys, la valenza di “sostanza viva”, uno strumento d’arte emblematico e rappresentativo.

Per coronare il binomio tra miele e arte, l’artista Gianmaria De Lisio ha poi presentato la sua opera dal titolo “Bortrait”: dopo aver raccolto una pietra in montagna, l’ha tagliata e lucidata e ha scavato al suo interno per inserirvi del miele. “Si tratta di un ritratto sintetico della natura umana”, ha detto l’artista, spiegando come tutti siamo in realtà sognatori che impariamo a rinchiudere questa “parte magica” dentro di noi. “Per crescere invece – ha concluso – dobbiamo necessariamente togliere qualcosa”.

È seguita una degustazione di mieli monoflorali, a cura di Vittoriano Ciaccia, esperto apicoltore. Sono stati presentati il miele di castagno, il miele agli agrumi del sud Italia, il miele di corbezzolo, di acacia, di tiglio e i mieli tipici dell’Appenino abruzzese, la stregonia e il santoregge. Tutti i mieli, fatta eccezione per l’acacia che per convenzione è allo stato liquido, erano cristallizzati.

L’apicoltore ha infatti spiegato che lo stato liquido o cristallizzato del miele dipenda dalla temperatura al momento della raccolta e ha smontato il pregiudizio sul miele cristallizzato: in molti pensano che venga aggiunto zucchero ma Ciaccia smentisce categoricamente, rivendicando la qualità di mieli di questo tipo.

L’apicoltore ha infine raccontato di come, per la sua esperienza, negli ultimi anni le piante sono sempre più “sofferenti”: il fatto che non nevichi più come una volta, lascia le piante esposte alle gelate notturne e alle escursioni termiche. Anche i freddi tardivi che giungono quando già sono iniziate le fioriture sono deleteri per la pianta, così come le piogge violente e i venti che persistono per giorni andando a “lavare via” e “asciugare” il nettare.

Presenti all’incontro anche i ragazzi di “Friday for Future” dell’Aquila, a portare una ventata di speranza. Il movimento che sta cercando di innescare in Italia il cambiamento sociale e culturale che potrebbe rallentare il processo dei cambiamenti climatici sta dimostrando tenacia e coerenza ma non può, da solo, farsi carico di una responsabilità così grande: sta ora a tutti, come cittadini e come consumatori, iniziare a fare le nostre scelte.

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