CAMPOTOSTO, LA FONTE DELLA TESSITURA SI TINGE DI GUADO BLU


CAMPOTOSTO – La Fonte della tessitura di Campotosto si tinge di blu con la pianta spontanea Isatis tinctoria, altrimenti conosciuta con il termine di guado, utilizzata per la tintura della lana e dei tessuti.

Parliamo di una tecnica secolare per la tintura di fibre naturali come lana, lino e canapa messa in pratica con dedizione da Assunta Perilli, titolare della bottega artigianale di filati che si trova proprio a ridosso della zona rossa del comune di Campotosto (L’Aquila).

Il guado è un’infiorescenza costituita da piccoli steli di colore blu porpora che portano fiori e petali gialli, molto comune sulle nostre montagne.

“Una tintura magica – racconta a Virtù Quotidiane la tessitrice – perché l’acqua utilizzata per macerare la pianta dove si immerge la lana da tinteggiare, a differenza di altri fiori che ne colorano subito l’essenza, rimane di un colore chiaro, quasi impercettibile. Il colore si infiamma di azzurro solo a contatto con l’ossigeno per effetto dell’ossidazione che avviene tirando via dall’acqua il tessuto. Nel Medioevo infatti veniva considerata un’operazione di stregoneria visto il colpo di scena che colora all’improvviso”.

Archeologa di professione, una collaborazione con la cattedra di Archeologia Sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma, Assunta si innamora, all’età di 33 anni, del telaio di sua nonna ritrovato per caso in cantina e con l’aiuto di alcune anziane del paese impara l’arte della tessitura, una tradizione orale che le  permette di raccogliere e ricostruire sul telaio d’epoca di famiglia gli antichi tessuti dell’Appennino centrale.

Finita alla ribalta delle cronache mondiali per aver realizzato il kilt donato al principe Carlo d’Inghilterra dal sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, in seguito al terremoto che stravolse il centro Italia, Assunta ha saputo scavare nella storia della tessitura abruzzese fino a diventare custode esperta di saperi depositati negli strati più profondi della tradizione.

“Con le signore anziane del paese – ricorda – abbiamo studiato e catalogato tutti i tessuti dell’alta montagna, dalla conca amatriciana al versante teramano fino a Scanno. Luoghi delle aree interne abruzzesi dove l’utilizzo della lana è tradizione antica. Ho realizzato un catalogo sulle diverse tipologie di tessuti e la loro storia nell’ambito di un progetto di recupero più ampio. Il primo insegnamento ha riguardato la filatura ovvero la trasformazione del fiocco di lana in filato”.

“Ho impiegato tre anni per diventare un’artigiana regolarmente iscritta alla categoria, una soddisfazione. Sono tante le persone che mi hanno tramandato qualcosa, come la filiera del lino. I semi di lino che coltivo hanno più di un secolo – svela l’artigiana – Una nonnina di Campotosto, fino all’età di 100 anni, aveva coltivato il seme, più per la bellezza del fiore che per altre finalità, mettendone da parte sempre qualcuno. La nipote, dopo la sua morte, ritrovò una busta intera dei famosi semi che volle regalare proprio a me. Da lì ha avuto inizio il ciclo della filiera con i vecchi semi di lino, dalla coltivazione al raccolto e poi messa in ammollo, trasformazione e filatura”.

“Il lino non lo utilizzo tutto per la tessitura altrimenti non basterebbero duemila euro per comprare un asciugamano. Per rendere i miei capi alla portata di tutti assecondo le richieste dei clienti e le loro eventuali ordinazioni”.

A Campotosto la vita non è semplice dopo le ultime forti scosse di terremoto che hanno danneggiato completamente le case del paese ancora oggi pressoché deserto.

“È stato un anno durissimo. La mia casa al centro del paese è crollata e la bottega si trova dietro la zona rossa, un percorso che non tutti si fidano di attraversare. I passanti rimangono stupiti quando si rendono conto che Campotosto è un paese distrutto, nessuno è a conoscenza della situazione. Se è stata dura riprendere la vita normale in seguito ai terremoti di L’Aquila e Amatrice, dopo le scosse del 18 gennaio scorso a mancare sono le case. Per questo non circola quasi più nessuno”.

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