CERBIATTO IN CASA, ECCO PERCHÉ NON BISOGNA AVVICINARE GLI ANIMALI SELVATICI


L’AQUILA – Il caso del cerbiatto che si era perso portato a casa e sottoposto alle cure prima di essere consegnato ai carabinieri forestali per il suo reinserimento nella natura, nei giorni scorsi a Molina Aterno (L’Aquila), ha creato un gran dibattito riaccendendo i riflettori sull’opportunità, per l’uomo, di entrare in contatto con la fauna selvatica.

L’episodio è stato rilanciato dall’Ansa e la diffusione della notizia è stata giudicata diseducativa da parte di molti addetti ai lavori, che hanno fatto osservare come quanto avvenuto sia del tutto sconsigliabile.

I gatti e un cane della famiglia di Molina hanno richiamato l’attenzione del loro padrone che già due mesi fa aveva salvato un altro cerbiatto. In questa seconda occasione il giovane ha portato dentro casa il cerbiatto.

Se da un lato, questa storia dimostra la sensibilità della famiglia nei confronti del mondo animale, dall’altro dà prova della scarsa conoscenza in materia di fauna e flora selvatici della gran parte della popolazione che risiede all’interno di una zona protetta, come è in questo caso il Parco naturale regionale Sirente Velino.

Spesso, infatti, non si conoscono le regole di condotta per tutelare e salvaguardare “l’ambiente paradisiaco”, come lo ha definito il consigliere comunale di Molina Aterno, Mauro Nardella, nel quale uomini, flora e fauna convivono.

In casi come questi, quando cioè si ha un incontro ravvicinato con un animale selvatico in un bosco, per strada e persino nel giardino di casa, cosa che può accadere spesso in un territorio in cui i paesi e le città sono immersi nella natura incontaminata che ospita un grande numero di specie note e rare e alcune anche a rischio estinzione, è infatti opportuno adottare alcuni comportamenti ben precisi.

Prima di tutto – spiega a Virtù Quotidiane Jean Luc Furore, direttore dell’Oasi di Fontecchio – bisogna sapere che i cuccioli di cervo e capriolo non vengono abbandonati, ma al contrario, trascorrono le prime settimane di vita accovacciati nel folto della vegetazione restando immobili mentre le loro madri si trovano nelle vicinanze.

È fondamentale, in queste situazioni, non toccare assolutamente i cuccioli perché lo svezzamento e l’allevamento in cattività limitano fortemente la possibilità del loro reinserimento nell’ambiente selvatico.

Si rende quindi necessario mantenere le distanze di sicurezza – fa osservare Furore – che variano a seconda della specie; in linea generale, però, se si avvistano animali selvatici è bene non procedere verso di loro e non frapporsi tra gli animali e la loro via di fuga. L’importanza della distanza vale anche per l’osservazione, specialmente nel caso di una mamma con i piccoli al seguito: il suo istinto di protezione tenderà a farle avere comportamenti meno prevedibili se teme per l’incolumità dei propri cuccioli.

Infine, è importante non dare cibo agli animali selvatici, né lasciare residui di cibo nel bosco per evitare di attrarre specie che per natura sono e dovrebbero rimanere cacciatrici.

Incontrare un animale selvatico in natura è un’esperienza unica e indimenticabile, ma proprio l’amore per l’ambiente e chi lo abita deve far sì che alcuni piccoli ma importanti accorgimenti vengano messi in atto – aggiunge l’esperto, che gestisce anche il Centro per il recupero della fauna selvatica di Fontecchio – . A volte, quello che umanamente può essere considerato come un salvataggio, è in realtà un male per l’animale proprio perché non sempre la fauna selvatica ha bisogno dell’aiuto dell’uomo.

Per tutte queste ragioni, l’unica cosa saggia da fare è restare lontani, chiamare il Corpo dei Carabinieri Forestali e lasciar fare agli esperti. Luisa Di Fabio