ENOTURISMO: IL PALAZZO CATALDI MADONNA DI OFENA TORNA ALL’ANTICO SPLENDORE PER EVENTI E ACCOGLIENZA


OFENA – Lo storico palazzo Cataldi Madonna di Ofena (L’Aquila) torna a nuova vita dopo una lunga e accurata ristrutturazione post-terremoto. Edificato nel Settecento, con la facciata principale sulla centralissima piazza San Carlo, l’edificio, di quasi ottocento metri quadri di superficie disposti su tre livelli, regala anche uno sguardo panoramico mozzafiato sulla valle del Tirino e le vigne del cosiddetto forno d’Abruzzo, dove ha sede l’azienda vitivinicola di famiglia fondata nel 1920.

Una cartolina che si può ammirare dalle ampie vedute delle sale nobiliari pronte per “la nuova accoglienza, aziendale e turistica”, annuncia a Virtù Quotidiane Giulia Cataldi Madonna, che dal 2019 ha preso le redini dell’azienda dal padre Luigi, conosciuto come il “professore vignaiolo”, docente di filosofia all’Università dell’Aquila.

Una storia lunga e affascinante quella del palazzo “barocco e borbonico”, scandita dalle memorie dei Cataldi Madonna, vignaioli, architetti e filosofi a seconda delle generazioni, baroni e marchesi, oppure duchi, così come narrava Gabriele D’Annunzio nella novella Il Duca d’Ofena scritta, da come si racconta, seduto sul pozzo del cortile di palazzo.

“Noi in realtà abbiamo il sangue dei Cataldi. Il mio bisnonno Luigi – racconta Giulia – quasi un secolo fa, è stato affidato alla famiglia dei Madonna che non aveva eredi. Una consuetudine nobiliare molto diffusa nei primi anni del Novecento che di fatto ha sancito la dinastia tra le due famiglie”.

“Il mio bisnonno, capostipite della dinastia, ha dunque ereditato il palazzo Madonna, rinunciando all’eredità dei Cataldi, dove ha vissuto prima lui e poi le generazioni successive, dai miei nonni a mio padre, fino al terremoto del 2009 che ne ha compromesso l’agibilità”.

Sono passati dodici anni dal terremoto, tra burocrazia e inizio lavori, ma “finalmente abbiamo le chiavi – dice entusiasta la viticoltrice – . Abbiamo seguito i restauri riportando alcuni spazi al loro antico splendore, altri invece li abbiamo recuperati con l’intenzione di mettere in evidenza il passaggio tra quel che è stato prima del sisma e quel che è attualmente l’edificio, una evoluzione naturale. Durante i lavori, in alcune stanze sono venute fuori consolle di marmo stile Impero di cui si ignorava l’esistenza”.

Le idee sono tante, come quella di ripristinare il ristorante sotto al palazzo, “che mio padre era solito attivare durante i mesi estivi, anche se per il momento pensiamo di utilizzarlo come dimora per grandi eventi, degustazioni di vini e prodotti tipici locali, iniziative volte a dare maggiore importanza alle materie prime di un territorio che vanta eccellenze enogastronomiche senza eguali”.

“Le tre sale del palazzo vorrei invece destinarle all’accoglienza aziendale – anticipa l’enologa – così come le camere potrebbero diventare un bed and breakfast. Siamo comunque in fase di valutazione, il momento è di passaggio”.

Sul palazzo circolano anche diverse leggende, “come quella del barone Francesco Madonna sposato con una nobildonna della famiglia Patini. La venerazione per la baronessa era così forte che al suo passaggio – racconta divertita Giulia – il barone pretendeva che tutti sospendessero qualsivoglia attività per offrire un inchino alla donna”.

“Un grande amore funestato tuttavia dal tradimento della baronessa con Carlo Madonna, fratello del barone che, disperato per la clamorosa scoperta, finì suicida in uno dei passaggi segreti del palazzo. Fu proprio lui ad adottare mio nonno Luigi, ma solo dopo aver sposato la vedova. Per concludere – ironizza Giulia – siamo discendenti di cornuti!”.

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