L’AQUILA: NELLA CHIESETTA DI SANT’ANTONIO, GIOIELLO RITROVATO INTRISO DI STORIA E MISTERI


L’AQUILA – La bellezza che L’Aquila mostra è affascinante, talvolta misteriosa, come un intrigante rompicapo, dove i migliori studiosi entrano in campo. È il caso, questo, della chiesa di Sant’Antonio a Pile, la chiesa che fa parte del complesso di Sant’Antonio.

La piccola e deliziosa chiesa, è ben visibile oggi a chi passa e conserva uno dei più antichi e importanti portali dell’Aquila.

Sull’architrave del portale stesso una iscrizione in latino gotico, ne riporta la data realizzazione: 1308.

Il cantiere di restauro non è ancora terminato, non manca ormai molto. Quando ciò accadrà si potrà finalmente dare avvio allo studio, accurato e complesso, di ciò che la chiesa ha svelato durante i lavori.

È stata notizia apparsa su tutte le testate aquilane e abruzzesi, il ritrovamento, sotto il pavimento della chiesa, di due scheletri affiancati, presumibilmente due persone legate da un legame affettivo.

Sono nate le suggestioni più romantiche: una coppia di innamorati, un destino che ha unito due esseri viventi in vita così come in morte. Una fine drammatica in cui l’amore ha vinto sulla paura. Oggi entrando in chiesa, non vi è traccia di tutto ciò.

E le suggestioni del ritrovamento hanno prodotto in molti una delusione: perché non lasciare un segno? Perché non legare la chiesa a quella storia d’amore?

La verità è più complessa e più ricca, ed è certamente collegata alla natura di complesso ospedaliero, quale era l’intero complesso di Sant’Antonio di cui la chiesa è solo una parte.

Tutto sarà svelato al termine dell’accurato studio che è stato affidato alle cure del funzionaria archeologa del Ministero dei beni culturali Deneb Cesena, esperta di antropologia fisica, attiva in altre aree d’Abruzzo, ma incaricata, per la sua specializzazione, di questi studi per L’Aquila.

Con estrema gentilezza l’archeologa ha raccontato a Virtù Quotidiane quel poco di prezioso che si può dire. Lei non è sola in questi studi, prima di lei aveva avviato il tutto, in qualità di responsabile dello scavo archeologico, la funzionaria archeologa Maria Teresa Moroni, oggi distaccata a Roma.

Le indagini sono seguite dall’archeologo Alessio Cordisco sotto il coordinamento e la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila e cratere.

“I due cadaveri sono particolari per il fatto di essere affiancati. Tuttavia, quello che è stato ritrovato è molto importante – spiega – nella pavimentazione abbiamo rivenuto 30 cadaveri. I corpi, a differenza dei due citati, si trovavano affastellati, spesso in buche che mal contenevano la reale dimensione del corpo. È presto per fare qualsiasi ipotesi, ma questo tipo di sepolture si ritrovano spesso nei cimiteri medioevali”.

Quello che per i profani è uno smacco, l’assenza dei due corpi ritrovati, per la scienza è il passaggio necessario per la conservazione.

“È assoluto desiderio della Soprintendenza valorizzare i ritrovamenti. Però è necessario sapere – spiega l’archeologa Cesena – che finché un corpo è nella cosiddetta fossa terragna, cioè una sepoltura a contatto con la terra, è protetto, le ossa si conservano, appena esce alla luce, queste si polverizzano”.

Dunque tutti i ritrovamenti sono stati portati via e custoditi, per essere pienamente salvaguardati. Gli scheletri vengono uno ad uno smontati per il trasferimento e lo studio, catalogati e poi accuratamente rimontati.

“Inoltre, di fronte a quei ritrovamenti – continua Cesena – è necessario avviare degli studi. Saranno fatte analisi al carbonio 14, per datare il periodo storico a cui risalgono i corpi e le sepolture; su ogni singolo osso si avviano analisi per definire un profilo biologico, si compiono analisi biomolecolari. Al momento siamo nel campo delle ipotesi, che gli studi ci permetteranno di confermare o confutare. Si ipotizza che ci siano sia defunti uomini che donne e che si tratti per lo più di persone in età adulta”.

Al momento c’è il massimo riserbo su tutti gli studi, che di fatto prenderanno il via quando il cantiere sarà definitivamente chiuso.

“È uno studio scientifico di grandissimo interesse quello che ci attende, ci racconterà di un momento storico, delle caratteristiche di un’area, sarà preziosissimo. Non appena possibile racconteremo ciò su cui lavoriamo, che è di massimo interesse per tutti. Quando tutto sarà finito, valorizzeremo questo tesoro”. Barbara Bologna