STRAGE DI OVINI SUI PASCOLI DI LUCOLI, L’OMBRA DELLA CRIMINALITÀ SULL’APPENNINO ABRUZZESE


L’AQUILA – Decine di ovini senza vita sarebbero stati rinvenuti sulle montagne del comune di Lucoli (L’Aquila), in zona “Le Conche”, località dove si arriva percorrendo la strada interpoderale di via del Peschiolo che dalla statale 696 porta alla frazione di Santa Croce.

Si tratterebbe di un vero e proprio stillicidio segnalato alle autorità competenti dalla capogruppo di minoranza al Consiglio comunale, Simonetta De Felicis, funzionaria del Ministero degli Esteri in pensione, che aveva già denunciato a Virtù Quotidiane una serie di gravi irregolarità nell’ambito delle presunte attività criminose della cosiddetta mafia dei pascoli – un fenomeno che vedrebbe grandi aziende di fuori regione occupare vaste aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli animali – alla quale questo giornale da tempo dedica approfondimenti.

Dal pascolo abusivo di armenti in zone a tutela speciale, come la Piana di Campo Imperatore, alla presenza di una “fossa comune” di animali morti a centinaia e poi sepolti, con il rischio di percolato organico nelle falde acquifere, fino alla presunta possibilità che a Lucoli, uno dei comuni con la maggior superficie di pascoli in Italia, siano arrivate pecore già malate provenienti dai Balcani e scaricate di notte sugli alpeggi con grossi tir.

L’ultima denuncia in ordine di tempo, firmata, oltre alla De Felicis, anche dalle consigliere di minoranza Antonietta Brasca e Samantha Benedetti, è stata inoltrata lo scorso 3 gennaio al nuovo prefetto dell’Aquila, Cinzia Teresa Torraco, a carabinieri forestali, Provincia, Regione, Asl e Ministero della Salute.

“Ci sono delle irregolarità gravissime e documentate – riferisce la De Felicis a Vq – . Il fenomeno delle frodi comunitarie sui pascoli fantasma del nostro Appennino sembra peggiorare di stagione in stagione”.

“Percorrendo la strada sterrata del Peschiolo ho notato diverse carcasse di pecore morte sparse per tutta la vallata dove peraltro sono evidenti i segni di stazzi abbandonati. Alcune delle carcasse, in avanzato stato di decomposizione e scarnificazione, avevano ancora il microchip di riconoscimento dell’animale”.

“Non esiste inoltre una delibera sindacale di smaltimento delle carcasse – spiega la consigliera – , un atto importante che, dopo i rilievi che deve preventivamente effettuare la Asl per capire la natura dei decessi, ha lo scopo di imporre al proprietario del bestiame, come stabilito dalla legge, di procedere allo smaltimento dei corpi e in che modo smaltirli, se con incenerimento o altro”.

La cosa grave, stando a quanto riferisce la De Felicis, è che su quel terreno non potevano proprio esserci ovini al pascolo, visto che secondo le norme dal 30 ottobre gli animali dovrebbero essere in stalla o recinti idonei e al pascolo solo nelle ore diurne, accompagnati da pastori a seconda del numero di capi.

Animali che presumibilmente sono morti di stento, fame e freddo, perché abbandonati.

“Si tratta di un abuso in piena regola – accusa la consigliera – gli ovini sono stati demonticati dai pascoli d’altura di Campo Felice e abbandonati a valle, in uno stallo pieno di rovi, non adibito a pascolo, così come riferito anche da alcuni pastori e come documentato dalle fotografie. Parliamo di circa cento pecore che sembrano appartenere ad una cooperativa”.

Come questo giornale ha più volte raccontato, si tratta di un sistema ben collaudato che consiste nell’affitto di terreni demaniali destinati al pascolo, che da solo consente di ottenere i requisiti per accedere a sostanziosi fondi comunitari, pur senza necessariamente essere in possesso di capi di bestiame o svolgere realmente l’attività di allevamento.

Il caso è ora al vaglio degli inquirenti ma i fatti, se accertati, sembrano ricondurre al fenomeno diffuso su tutto il panorama nazionale dei pascoli fantasma, con armenti spesso malati e decrepiti, abbandonati. Attività al limite della legalità che trovano terreno fertile sulle alture dell’Appennino centrale e delle aree interne abruzzesi per un giro d’affari clamoroso che ammonta a milioni di euro.

LE FOTO DIFFUSE DALLA CONSIGLIERA