AL TEATROZETA DELL’AQUILA “MOBY DICK, LA BESTIA DENTRO”


L’AQUILA – “Moby Dick, la bestia dentro”, per la regia e drammaturgia di Davide Sacco, con Stefano Sabelli e Gianmarco Saurino, musiche dal vivo di Giuseppe Spedino Moffa, è il nuovo appuntamento della stagione teatrale “Volo libero” del TeatroZeta dell’Aquila, in programma giovedì 5 dicembre alle ore 21,00.

Prezzi 15,00 euro intero, 10,00 ridotto (Over 65, militari, insegnanti), 8,00 riduzione speciale (Studenti, Cral). Informazioni e prenotazioni ai numeri 0862-67335 o 329-7488830 o all’indirizzo teatrozeta@hotmail.it.

“Chiamatemi Achab. Chiamatemi Ismaele. Chiamatemi Nessuno!”. Si apre e chiude navigando i mari dell’anima e dell’inconscio questa riscrittura dell’opera di Melville. Come pure, i grandi monologhi di Shakespeare, Moliere, Artaud – ripercorsi da Achab – che ne compongono le onde.

In un mare che si fa oceano di conoscenza, il Capitano del Pequod si trasforma nei protagonisti del Teatro e della Letteratura d’ogni tempo, solcando i flutti e sfidando tutto e tutti per sete di sapere. Figlio naturale della cultura occidentale, Achab nella Balena bianca vede i limiti dell’uomo e si getta nel suo iperbolico insegui- mento con l’unica fiocina per lui possibile: l’ostinazione al Sogno come sfida al Sonno della Ragione.

“L’uomo non è mai padrone del suo destino se non insegue un sogno e se non ha l’ostinazione per realizzarlo, quel sogno!”.

Ad accompagnarlo su questi mari, Ismaele. Giovane, forte, bello, ancora inesperto ma non ingenuo. Del suo Capitano, Ismaele ammira il saper stare sull’onda, con ogni vento e tempo, nella sfida infinita a Natura, Fato, Divino.

Riconosce e trova in Achab Re del dolore la tenacia e la capacità d’improvvisare, per andare oltre i suoi limiti. Un maestro, se non piuttosto un padre, che ritrova troppo tardi, forse il figlio abbandonato, anche lui ora disposto a sfidare il proprio mostro; dentro il mare del se.

La scenografia evoca la tolda di una baleniera, con alberi e vele, in rotta su un oceano di libri. Il pubblico, accomodato a ridosso della nave e degli attori, è in- globato nell’azione scenica. Un mare fluttuante, chiamato in scena pure come equipaggio del Pequod.

Le musiche, dal vivo eseguono una suite mediterranea che da voce al terzo interprete, sempre evocato, di questo allestimento: la Balena bianca.

L’uso di /oop machine e strumenti della tradizione popolare miscela note e suoni dell’anima, prologo all’urlo finale, straziante e lancinante, della zampogna. Quando emerge, abbagliante e bianca, dai flutti dell’anima di Achab: Moby Dick, la Bestia dentro.

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