“ERO GRACILE, LA RIVINCITA DELLA B12”, GLI ANNI ’60 IRONICI DI DOM SERAFINI


NEW YORK – “La cucina abruzzese è sana, sfortunatamente non fa ingrassare e per questo dovevo prendere le vitamine”. Parte da qui l’ultimo libro di Dom Serafini, giornalista abruzzese di Giulianova (Teramo), dal 1968 in pianta stabile a New York.

Serafini dirige a New York VideoAge, mensile da lui fondato, divenuta rivista di riferimento di Hollywood per le produzioni e vendite di contenuti televisivi. Nel 1983 ha fondato anche il quotidiano VideoAge Daily. La sua firma è apparsa su numerosi quotidiani italiani, Il Sole 24 ore, Il Corriere della Sera, il Corriere Adriatico e oggi cura la rubrica domenicale sul Messaggero Abruzzo.

Ero gracile. La rivincita della B12. I ricordi di un’epoca strana e divertente, che sembra lontana è l’ultimo di una lunga serie di libri di Dom Serafini sul mondo della televisione. Il primo che esce dai binari del settore professionale del giornalista, è anche “l’unico simpatico – dice l’autore -. Quelli che una volta erano dei veri e propri drammi – racconta a Virtù Quotidiane, Serafini, in una chiacchierata via Skype – il tempo li ha trasformati in commedia”.

E così è andata con gli aneddoti e gli episodi contenuti nel suo libro, edito da Artemia Nova Editrice.

Siamo negli anni ’60 e Dom è un ragazzo magrissimo. “Mi si contavano le costole – ricorda – i miei erano preoccupatissimi e quindi mi portavano dal dottore che mi dava le vitamine, dalla primavera all’autunno. E non erano pillole, come ora. Erano masochisti, facevano le punture e in estate diventavi un colabrodo. A forza di prendere la B12, il giorno dopo del mio 50esimo compleanno, improvvisamente, dalla notte alla mattina, mi sono ritrovato con la pancia. Era la rivincita della vitamina”.

Tra memorie spiritose di episodi vissuti viene fuori lo spaccato della società di allora. “Era un periodo molto diverso. Oggi divertente, ma prima non lo era. Ci dicono che quello era il boom economico, ma noi all’epoca non lo sapevamo – ironizza l’autore – e non ce ne eravamo accorti”.

Emergono le differenze, ma anche le grandi similitudini con i giorni di oggi. “All’epoca già facevamo la raccolta differenziata prima ancora che esistesse – spiega Dom Serafini -. Tutto veniva riutilizzato. Pensiamo ad esempio alle bottigliette di Coca Cola o dell’acqua che venivano riconsegnate al venditore”.

Quella magrezza che rappresenta il punto di partenza del libro, “mi ha salvato – prosegue divertito -. La mia gracilità non mi dava quella sicurezza tale di approcciare una ragazza e così mentre i miei amici si fidanzavano e sono rimasti bloccati, io sono stato libero di partire e venire a New York. D’altronde oggi parliamo di fuga dei cervelli, prima era semplice emigrazione”.

Bloccato dal coronavirus, Dom attende con ansia di poter fare al più presto uno dei suoi periodici rientri in Abruzzo, per fare visita “al mio barbiere abruzzese, Alberto” e per poter gustare “la pasta alle vongole veraci, il salame aquilano e la caciotta”.

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