VALENTINI E CERRETANI, MATRIMONIO D’AMORE NEL SEGNO DELL’OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA


LORETO APRUTINO – Quarant’anni di “fidanzamento” e l’antica rispettosa venerazione per il territorio sono serviti a due casate loretesi doc, i Valentini e i Cerretani, a voler unire un patrimonio di saperi e di sostanze per scommettere sull’antica vocazione olivicola del terroir aprutino pescarese. Lanciandosi in una moderna impresa agricola e culturale.

In aperta campagna vestina l’avveniristico frantoio oleario “Valentini e Cerretani” appena inaugurato in contrada Camposacro, racconta una storia di famiglie contadine dall’animo nobile e di sapienza da trasmettere, di ulivi secolari e blasonate vigne, radici che affondano nel passato e sguardo teso al futuro con le nuove generazioni. Che ereditano un compito arduo, coraggioso, necessario: proteggere il prodotto più identitario di questa parte d’Abruzzo, l’olio extravergine di oliva, dalla piaga dell’agropirateria, l’Italian sounding.

Un matrimonio, tra Valentini e Cerretani, solido, desiderato, partecipato dalla forte comunità del triangolo d’oro della Dritta aprutina (Pianella-Moscufo-Loreto) raccolta alle falde del Gran Sasso. Fiduciosi che l’unione faccia davvero la forza ed esprima finalmente “quell’altissimo potenziale di qualità e biodiversità finora soffocato dall’agroindustria”.

“Io che faccio il vino” racconta Francesco Paolo Valentini a Virtù Quotidiane, “ho sempre impiantato oliveti perché ci credo, per la mia famiglia è un ritorno alle origini, frantoiani già dal 1800 con il più grande frantoio di Loreto Aprutino. I Valentini hanno lavorato da sempre con i Cerretani, abbiamo prodotto il nostro olio con loro”.

Come non crederci, rimarca Valentini: l’ottanta per cento di cultivar di olivo mondiali sono in Italia e di queste circa ventisei si trovano in Abruzzo, “un potenziale che altri non hanno e su cui puntare. Ho voluto mettermi in gioco gestendo il frantoio con Alberto Cerretani”.

Il coetaneo Alberto, da oggi socio a tutti gli effetti di Francesco Paolo, non può non rievocare la tradizione frantoiana di famiglia ad opera di suo papà, Ettore Cerretani, avviata nel 1968 nel centro storico loretese.

Nel ‘74 l’intero impianto è sostituito con quello della famosa ditta Alfa Laval, primo frantoio a estrazione continua in provincia di Pescara. Quindici anni dopo nuova sostituzione con un impianto più moderno, della società Pieralisi di Jesi.

Grazie alla capacità di innovare, l’oleificio Cerretani è riuscito a potenziare la produzione di olio extravergine d’oliva raggiungendo una capacità lavorativa di circa quattrocento quintali giornalieri. Impegno che ha premiato l’azienda di Loreto a livello nazionale con L’Ercole Olivario per la migliore Dop (aprutino-pescarese, la prima certificata in Abruzzo) nel 1999.

L’orgoglio unito all’esperienza di quasi mezzo secolo sono stati ingredienti immancabili al battesimo del nuovo gioiello di famiglia, il modernissimo frantoio progettato dell’ingegner Giovanni Pace (loretese doc anch’egli), costruito con l’idea di lavorare anche per conto terzi, una struttura a disposizione dei produttori.

Avanguardistica è l’architettura, di tipo ipogeo, scavata su due livelli – cinque metri sotto terra – perciò unica nel suo genere in Abruzzo e tra le poche in Italia, fa notare Valentini.

L’olio ha bisogno di più livelli di lavorazione che garantiscano assenza di luce e temperatura costante, perciò la struttura è ipogea sottolinea ancora l’artigiano vignaiolo, Valentini nome leggendario della vitivinicoltura italiana, l’azienda agricola – olivi, grano e vigne – presente sul territorio di Loreto dal 1600.

Tra i primi, con suo padre Edoardo, a credere nel potenziale degli autoctoni, Montepulciano e Trebbiano d’Abruzzo, e traghettarli nel mito. Allevamento a tendone, la tradizionale pergola abruzzese, e marcata impronta artigianale in vigna e in cantina. Un maestro – e uno dei padri fondatori delle relative Doc- che amava definirsi tale, vignaiolo e cantiniere, come oggi è ricordato per sempre con l’intitolazione del parco pubblico di San Paolo a Roma, e la piazza di Controguerra (Teramo) a lui dedicati.

Artigiano vignaiolo ama dirsi il suo successore, Francesco Paolo, ora ufficialmente anche frantoiano evoluto: “La produzione dell’olio”, riprende, “avviene al primo livello, estrazione continua. L’impianto può produrre 10-15 quintali l’ora, quasi in giornata o al massimo entro il giorno seguente la raccolta delle olive. Lo stoccaggio del prodotto è al secondo livello, capacità di 7-800 quintali; il piazzale antistante l’impianto è un potenziale tutto da sfruttare”.

Pareti coibentate e corridoi di aerazione tengono fino a 10 gradi d’inverno così che il prodotto non arrivi a gelare e quindi non perda le qualità organolettiche e chimiche, il sistema di isolamento termico garantisce 20 gradi d’estate quando la temperatura esterna si aggira sui 35°.

Pronti per aggredire il mercato dunque, in un’annata che – fatti salvi nuovi estremi fenomeni climatici – promette buona qualità a fronte di un drastico dimezzamento della produzione.

“Pensiamo di poter essere competitivi solo sulla qualità” chiariscono subito i due soci fraterni, “ci posizioniamo su un mercato di nicchia, non siamo e non vogliamo essere ai livelli dell’agroindustria”.

“Quello che però ci distingue” aggiunge Valentini, “è la volontà di fare cultura dell’olio e trasmettere ai nostri clienti quel rapporto dialettico che da sempre ha accompagnato il lavoro delle nostre famiglie. I Cerretani ci hanno dato indicazioni tecniche indispensabili per un prodotto sempre all’altezza, informazioni che noi abbiamo seguito alla lettera con adeguamenti tecnologici in frantoio. La tecnologia è importantissima ma l’attenzione del frantoiano è e rimane fondamentale nel preservare la materia prima”.

“Non possiamo né vogliamo confrontarci con chi imbottiglia e compra oli fuori dall’Italia e poi rivende a meno di 7-8 euro al litro prodotti etichettati come extravergine d’oliva. Attualmente il mercato italiano dell’olio non è fiorente, ma noi crediamo in questo potenziale. È un problema culturale”, conclude Valentini, “se si lavora in un certo modo il consumatore capirà che un evo non può costare 4 euro la bottiglia, così come ha capito la differenza tra il vino bianco e il vino rosso”.