POMODORO E BASILICO, MARCO SCHILLACI PORTA GLI ARROSTICINI NEL CUORE DI VALENCIA


TERAMO – All’incrocio tra carrer de Cuba e carrer Buones Aires con carrer Puerto Rico, nel cuore di Ruzafa, tra i più vivaci e frequentati quartieri di Valencia, i viandanti vengono richiamati dal profumo inconfondibile degli arrosticini abruzzesi che arrivano direttamente dall’Italia tutte le settimane.

Dietro alla fornacella c’è Marco Schillaci, 38 anni, pizzaiolo, figlio di Marcello, magnifico padrone di casa nella Cantina di Porta Romana, il suggestivo ristorante ricavato da una cantina del 1400 nel centro storico di Teramo.

“Ho deciso di aprire il mio locale a Valencia, e non a Teramo, perché nella città spagnola patrimonio dell’Unesco per i giovani ci sono più opportunità e meno rischi”, racconta a Virtù Quotidiane.

Pomodoro e Basilico, aperta qualche giorno fa nella città spagnola, oltre agli arrosticini propone la pizza al piatto, con un impasto che ha una maturazione di 72 ore, un prodotto leggero e molto digeribile. “Utilizzo la farina ‘cinque stagioni’ del mulino di Agugiaro, uno dei migliori d’Italia – spiega – ricca di proteine e sali minerali. Tra i condimenti il guanciale dell’Aquila, la bufala di Napoli, il parmigiano Reggiano, ormai le attività di import-export vanno alla grande, ti permettono di trovare tutte le tipicità più caratteristiche”.

Valencia, Patrimonio Cultural Inmaterial de la Humanidad, è la terza città di Spagna per numero di abitanti “è anche la più vivibile – racconta Marco – i prezzi sono molto più bassi che in Italia, qui se guadagni 1.200 euro al mese puoi ancora metterne da parte un terzo, da noi non si arriva più a fine mese. È pieno di turisti e studenti universitari e poi c’è sempre il sole”.

“La cucina italiana all’estero è sinonimo di bontà e qualità. Qui a Valencia ci sono circa 70 mila italiani. Mentre la pizza la trovi ovunque, l’arrosticino è un’alternativa che richiama per primi gli italiani, abruzzesi in particolare – dice divertito – in due giorni ho assistito a scene di pura emozione con clienti pescaresi e aquilani che per la gioia mi parlavano in dialetto mentre mangiavano carne di pecora”.

Anche la burocrazia è più sostenibile nella terra del sole, “ho potuto aprire il locale in nemmeno due mesi e senza spendere tantissimo – racconta Marco – Anche il corso per la somministrazione, che in Italia paghi tanto e devi seguire fuori città per almeno un paio di giorni, qui costa solo una decina di euro e puoi seguirlo via web. In Italia se a un dipendente fai un contratto di otto ore per 1.200 euro hai una spesa mensile di 3.400 euro, in Spagna un lavoratore costa più o meno la metà. Per il mio locale, piccolo ma in una buona posizione, pago un canone di affitto di 350 euro”.

“In questo periodo storico in Italia per un giovane è molto rischioso aprire un locale. Mi sarebbe piaciuto inaugurare la mia attività a Teramo, ma nel Belpaese ormai tutto è molto costoso – rileva – la pressione fiscale è elevata e sembra che più lavori e meno guadagni. Negli ultimi anni è stato difficile anche trovare personale qualificato, questo perché le professionalità migliori vanno a lavorare fuori”.

“Il livello di qualità del servizio alimentare in generale a Teramo è sceso notevolmente negli ultimi anni. Sono cambiate le abitudini, si mangia in modo diverso, oggi con 10 euro fai l’aperitivo ‘cenato’ al bar. Si tende al risparmio e alla qualità sacrificando ovviamente la qualità”.

“Mio padre mi ha insegnato a dare al cliente quello che vorrei io da cliente – dice Marco con orgoglio – io ci sono cresciuto in un ristorante, capisco bene cosa significa lavorare e qui a Valencia ti fanno lavorare, se hai voglia e passione naturalmente perché non è che basta trasferirsi in Spagna, ci vuole tanto altro per riuscire”.

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