ARTIGIANALITÀ VS INDUSTRIALITÀ, UNA SFIDA FUORI DALLE ETICHETTE


PESCARA – Lavorazioni lente, manuali che si sviluppano in piccoli laboratori, spesso a conduzione familiare, sfruttando ricette della tradizione tramandate di generazione in generazione.

Sono i fotogrammi che vengono alla mente se pensiamo a un prodotto artigianale. Senz’altro un vanto, che tuttavia spesso non può essere valorizzato a dovere sulle etichette di alcuni prodotti alimentari, con l’indicazione “artigianale”, come nel caso portato alla luce da Report, ad esempio, della pasta del Consorzio di Gragnano, che attraverso il disciplinare ha vietato proprio l’utilizzo dell’aggettivo sulle etichette.

Ma allora come fare a riconoscere un prodotto artigianale da uno industriale e sentirsi liberi di acquistare l’uno o l’altro?

Lo abbiamo chiesto al docente di Microbiologia degli alimenti alla facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agroalimentari e Ambientali dell’Università di Teramo, ed esperto in sicurezza alimentare, Antonello Paparella.

“Si tratta di una questione che interessa tutti i segmenti della produzione italiana – afferma il professore -. Se pensiamo al gelato, che è quanto di più artigianale e di più italiano ci sia, non esiste una normativa in Italia che divida il gelato artigianale da quello industriale e che ci dica cosa si intende per artigianale. La conseguenza è che in Italia o all’estero vediamo tante gelaterie che si fregiano del nome di ‘Gelateria artigianale italiana’, ma in realtà vendono gli stessi gelati che poi troviamo nei supermercati”.

Secondo Paparella, è spesso difficile riuscire a stabilire una linea di confine, per molte aziende, tra artigianali e industriali. “Pensiamo ad esempio ai grandi consorzi, spesso costituiti da imprese familiari, ma che poi rispondono a logiche industriali”, dice ancora l’esperto che porta anche un altro esempio legato al panettone.

“Esiste una normativa che codifica le ricette, che ci dice quella che dovrebbe essere l’artigianalità, ma di fatto al momento dell’acquisto non possiamo vedere nessuna differenza nella dicitura e ci troviamo davanti la scelta tra prodotti a 0,99 centesimi e quelli a 40 euro”.

Insomma sebbene non ci sia un modo chiaro per distinguere l’artigianalità da un prodotto industriale, che forse andrebbe codificato, né tantomeno sia scontato che la qualità risieda esclusivamente in una delle due categorie, ciò che risulta quanto mai urgente, oggi, è valorizzare il locale, dedicandosi agli acquisti nei negozi di vicinato, per supportarli in questa sfida difficilissima generata dall’emergenza sanitaria.

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