CINGHIALAI E COSPA CONTRO GLI ATC: NO ALLA TRASFORMAZIONE DELLA BRACCATA ABRUZZESE


OFENA – “Gli Ambiti territoriali di Caccia di Barisciano e Chietino-Lancianese hanno previsto che per la presentazione delle squadre per la caccia al cinghiale il numero da raggiungere è di 30 cacciatori per ogni squadra, contrariamente a quanto riportato dal regolamento regionale che prevede un numero minimo di 10 ed un massimo di 80 cacciatori senza vincoli”.

Lo denunciano in una nota il Comitato spontaneo degli allevatori Cospa, guidato da Dino Rossi, e i capisquadra cinghialai.

“Sembra che l’Atc Chietino Lancianese e quello di Barisciano, dietro consiglio del tecnico faunistico oriundo dal nord della regione Marche, abbia dato indicazioni ben precise ai comitati di gestione, in pratica vogliono cambiare il modo di cacciare su tutto il territorio regionale iniziando proprio dai due Atc”.

“I comitati di gestione incantati dal super tecnico marchigiano si sono fatti abbindolare e inconsciamente vogliono trasformare il nostro modo di cacciare i cinghiali attraverso la nostra braccata abruzzese con le modalità delle regioni limitrofe molto più impattanti”, rilevano Rossi e i cinghialai.

“I politici e i tecnici faunistici e Ispra dovrebbero prendere ad esempio di come si caccia il cinghiale in Abruzzo, un metodo di cacciare che non impressiona l’orso tanto da ritrovarcelo nelle zone di caccia assegnate”, fanno osservare il portavoce del Cospa e i capisquadra della caccia al cinghiale.

“Infatti nelle regioni limitrofe per cacciare nelle aree protette si sono dovuti inventare la girata che assomiglia alla nostra braccata abruzzese, in pratica la brutta copia. Noi cacciatori abruzzesi siamo fieri del nostro modo di cacciare”, proseguono Dino Rossi e i capisquadra, “e i tecnici super pagati possono tornare nelle loro regioni d’origini e magari riportare indietro i nostri insegnamenti”.

“Tornando agli Atc che hanno vincolato la presentazione delle squadre a 30 cacciatori, adesso le squadre la caccia la fanno a chi è disponibile ad iscriversi per arrivare a 30 iscritti, si accattano anche ai novantenni e agli extracomunitari”, continuano.

“In pratica nel Chietino-Lancianese le squadre sono destinate a scomparire se non trovano persone fittizie disposte a dare loro una mano, tutto questo per capriccio dei tecnici che vogliono cambiare il nostro modo di cacciare. Intanto i capisquadra Abruzzo si sono coalizzati a raccogliere i fondi per presentare il ricorso al Tar se gli Atc non faranno marcia indietro e se sarà necessario faremo una manifestazione esemplare davanti alla Regione volta a regalare tutti i nostri cani da caccia ai dirigenti regionali e all’assessore regionale all’agricoltura Emanuele Imprudente“.

“Questi tecnici”, insistono Dino Rossi e i cinghialai, “non hanno fatto altro che seguitare a portare astio nel mondo venatorio super diviso da leggi e leggine, ma adesso siamo arrivati alla resa dei conti e diciamo basta agli interessi personali e a qualche lauta prebenda ai promotori di altre azioni di caccia anche contro legge. dove il mondo animalista tace”.

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