L’ARTE DELLA LIBERA PUPAZZERIA DI MASSIMO PIUNTI E SILVIA DI GREGORIO NELLA BOTTEGA DELLE MERAVIGLIE


L’AQUILA – Un mondo fatto di colori, pupazze di carta pesta, forme astratte e orizzonti cosmici, pitture naturali, a tempera, inchiostro di orzo e matita, pennelli, pezzi di legno, piccole pietre levigate dall’acqua, conchiglie, cornici a tinte pastello, ritagli di carta, fiori, alberi, costellazioni, sagome e tanto altro ancora.

La “bottega delle meraviglie” di Massimo Piunti e Silvia Di Gregorio è così, uno spazio d’arte che ipnotizza lo sguardo e trascina il pensiero in mille rivoli interpretativi, in una miriade di angoli suggestivi, un luogo saturo di colori, passione e creatività, allestito in una cascina immersa nel verde del paese di Roio Piano, a pochi chilometri dal centro dell’Aquila.

Il linguaggio pittorico è denso e vivace, esclusivo e caratteristico lo stile espressivo, i tratti dell’opera artistica di Piunti si riconoscono ad un primo colpo d’occhio, figure, disegni, forme e orizzonti raccontano un universo di esperienze, introspezione, dialogo con la natura, il cosmo e la psiche.

La terra è un elemento ricorrente nelle creazioni di Massimo, la stessa terra che ha coltivato per anni con sacrificio e dedizione, in un rapporto quasi viscerale con la vita contadina, eremitica e riflessiva, ma sempre in fermento nel richiamo mai sopito verso l’arte, “una vocazione che ha sempre ribollito dentro di me, quando aravo la terra in realtà disegnavo il mio futuro” racconta l’artista mentre ci mostra le sue ultime creazioni, molte delle quali già prenotate e da incorniciare.

L’incontro con Silvia, moglie e madre dei loro due bambini, è stato folgorante e ha permesso alla sua espressività di espandersi verso nuovi progetti. Due anime affini che hanno scelto l’arte per la vita, una professione in continua evoluzione, non certo facile al giorno d’oggi, ma dominante nella volontà di seguire una vocazione comune, ripagata da importanti riconoscimenti ottenuti nel corso di oltre venti anni di attività.

La Libera Pupazzeria ne è l’esempio. Le pupazze fatte di cartapesta e decorazioni pirotecniche, portate nelle piazze e nei laboratori scolastici, “sono state l’occasione di unire la mia passione per il teatro a quella politica e sociale, un connubio che dona all’arte una valenza comunitaria, in un rapporto di condivisione e relazione con la collettività” racconta Silvia, originaria di Calais, la cittadina francese affacciata sullo stretto della Manica.

Un valore importante, non solo per i legami della pupazza con i riti dell’agricoltura, quali fertilità e abbondanza, ma anche e soprattutto “per il valore grottesco e perturbante della maschera che viene animata in nome dell’incontro popolare di festa. In alcuni laboratori – ricorda Silvia – la pupazza è rimasta in paese, nelle case delle persone che a turno se ne appropriavano per ricordare il momento gioioso”, una pantasima appunto, che ridesta memorie, tradizioni e grazie alla manualità, libera da canoni estetici, consente di dare libero sfogo all’immaginazione dei bambini nei laboratori organizzati”.

Piunti, originario di Giulianova (Teramo), muove i primi passi verso il mondo dell’arte molto presto, dal Liceo Artistico di Teramo all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila “anche se quello artistico è un mondo complesso che richiede una continua esplorazione. Ci sono voluti tanti anni per definire la mia personalità artistica, il mio linguaggio espressivo, il percorso, anche doloroso, di artista naif ovvero lontano – spiega – dai grandi circuiti dell’arte, che non ha scelto di vivere a Berlino, ma in un paese di provincia, dove con le pupazze sono nate poi anche le relazioni”.

“La passione per le pupazze è nata dall’interesse per la pirotecnica, una pratica che mi ha sempre affascinato, così come l’autocostruzione. Torniamo così al discorso delle figure archetipe, della tradizione che decanta l’evoluzione. Ecco perché, con Silvia, abbiamo scelto anche il mestiere di pupazzari”.

Un Piunti lo riconosci insomma da tante piccoli grandi sfaccettature, ”le mie opere – spiega – esprimono il mio pensiero, gli stimoli arrivano dal mio mondo interiore che trasformo in codici stilizzati. La mia ambizione è quella di fare un’arte popolare, possibile da realizzare, aperta a tutti quelli che vogliono partecipare, comprendere, lontana dai luoghi solitamente deputati all’arte”, ma vicina a chi ha la delicata sensibilità di andare oltre.

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