Tenute Martarosa, i tanti volti della Tintilia del Molise che raccontano suoli e altezze
CAMPOMARINO – Qual è la vera anima della tintilia, il vitigno re del Molise? È questo interrogativo che muove il progetto vinicolo di Tenute Martarosa, l’azienda nata nel 2016 per volere di Pierluigi e Michele Travaglini.
I fratelli molisani, terza generazione di coltivatori di uve, uniti dalla passione per il settore hanno deciso di tenere per sé le uve che fino ad allora dal padre e dal nonno erano state vendute a terzi, per fare il loro personalissimo vino.
Ingegnere chimico Pierluigi, economista Michele, ad un certo punto hanno deciso di assecondare quello che era “sempre stato il nostro pallino” e di renderlo un progetto concreto lavorativo a tutti gli effetti, “per amore della nostra terra e la voglia di valorizzare quello che c’è. Abbiamo scelto di tornare, investire sul territorio, con l’obiettivo di raccontarlo per farlo uscire fuori dai confini”, racconta Pierluigi.
La materia prima a disposizione da cui sono partiti sono 20 ettari di famiglia di superficie vitata di Montepulciano, che i due produttori hanno deciso di “riconvertire per lo più a tintilia”.

Ed è così che prende il via il loro progetto “di studio e di ricerca su tutto il Molise”, dice ancora. “Abbiamo vigneti a Campomarino che è a 80 metri di altezza, poi a Larino che è a 350 metri, a Montelongo che è a 450-500 e Fossalto, a 600 metri, con l’obiettivo di studiare questo vitigno. All’inizio eravamo un po’ smarriti anche come consumatori di fronte a questo vitigno, perché tutte le tintilie proposte dai produttori erano sempre molto diverse tra di loro e non c’era un comune denominatore. Volevamo capire quale fosse la vera tintilia”.
La risposta dei due fratelli è “che non esiste un unico vino, ma sono vini sempre diversi, espressione dei vari territori, in cui i vigneti sono collocati”. È da questa convinzione che Tenute Martarosa sta portando avanti un progetto di differenziazione, per arrivare a “dei cru aziendali che rappresenteranno le varie vigne in bottiglia”.
Attualmente le referenze sono dieci a cui si aggiungeranno ben presto i tre cru aziendali. Oltre al vitigno a bacca rossa, i due produttori hanno puntato anche sui bianchi Fiano e Moscato. Convinti che il “vino si fa in vigna e non in cantina, lavoriamo molto sul vigneto, per ottenere un’uva che sia eccellente da punto di vista qualitativo. Per differenziare, lavoriamo molto sulla resa in vigna, e sul fatto di avere terreni che si estendono su tutta la lunghezza della regione e quindi di attingere a suoli diversi”.

E sempre perché “è il territorio a suggerirci la strada da seguire”, tra le referenze ci sono anche due bolle, un metodo Charmat, e un metodo Classico Blanc de Noir, che verrà presentato in anteprima ad Abruzzo in Bolla, l’evento dedicato alle bollicine italiane, organizzato da Virtù Quotidiane con il patrocinio del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo in programma dal 21 al 23 giugno all’Aquila, a Palazzo dell’Emiciclo.
“Con le vigne a Campomarino, che è fuori dal territorio della denominazione”, dice Pierluigi, “abbiamo ottenuto delle basi per rosato che erano davvero interessanti e che si prestavano molto bene per ottenere sia lo charmat, che abbiamo iniziato cinque anni fa, e il Metodo classico che uscirà il 25 giugno e che quindi poteremo in anteprima all’Aquila”.
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