A VIGNA DI MORE TARTUFI, BARBATELLE E ZAFFERANO DIVENTANO PASTO PER CERVI E CINGHIALI


TIONE DEGLI ABRUZZI – Due ettari e mezzo di vigna appena piantata distrutti, per un danno stimabile in almeno 25 mila euro, recinzione appena realizzata divelta in più punti, campi di zafferano devastati e frutteto con sottobosco di tartufaia danneggiato. È il drammatico bilancio della scorribanda di un branco di cinghiali e di un gruppo di cervi a Vigna di More, l’azienda agricola di Adriana Tronca a Goriano Valli di Tione degli Abruzzi (L’Aquila), solo l’ultima di una lunga serie presa di mira dagli animali selvatici.

“Hanno iniziato tre settimane fa i cinghiali”, racconta a Virtù Quotidiane, “l’estate scorsa erano stati i cervi, che hanno buttato giù la rete in tre punti, costringendomi a rifare la recinzione, con nuovi e migliori criteri e sempre a mie spese”.

Adriana, come le altre circa sessanta aziende che operano nella Valle Subequana, denuncia l’asfissiante burocrazia che fa arrivare gli indennizzi col contagocce e sempre con straordinaria lentezza, basti pensare che gli agricoltori stanno ancora aspettando quelli del 2015.

“Ho chiesto al Parco regionale Sirente-Velino di poter mettere da mangiare ai cervi fuori dalla proprietà, ma la biologa dell’ente mi ha risposto che gli animali si procacciano da soli il cibo. Ora si sono aggiunti anche i cinghiali, ne abbiamo contati fino a dodici tutti insieme e hanno cominciato a scavare dove abbiamo seminato lo zafferano, protetto da doppia recinzione. Quando ho avvisato la Forestale di Fontecchio, mi hanno risposto che anche se fossero intervenuti i cinghiali sarebbero rientrati!”.

“La settimana scorsa l’apoteosi”, sbotta Adriana, “ho dovuto telefonare al 112 perché tutti i giorni ritrovavo il terreno scavato e ho iniziato anche ad avere paura. Hanno distrutto due ettari e mezzo di barbatelle nuove che ora non si vedono più. I carabinieri mi hanno detto che è competenza dei forestali, i quali mi hanno detto che non possono fare nulla e di scrivere al prefetto e al Parco”.

“Con una padella ho fatto rumore per mandar via i cinghiali, spingendoli oltre un varco della recinzione, e dal Parco mi sono sentita dire che li disturbavo e sarei potuta essere denunciata!”, racconta ancora.

Adriana punta poi l’indice contro la burocrazia, che fino ad ora l’ha condotta in un vicolo cieco, visto che ciascun ente scarica la responsabilità sull’altro: “Il Parco ha detto che devo fare una lettera al sindaco, il quale scrive al prefetto, che a sua volta chiama la polizia provinciale dandogli l’ordine di sparare. Ma il prefetto ha negato che sia così!”.

E ora annuncia battaglia legale: “Vado dall’avvocato e faccio scrivere anche alla Regione – tuona – Cercano il voto quando si candidano ma poi non si vedono più fino alle elezioni successive!”.

I danni causati dalla fauna selvatica non risparmiano nessuno degli agricoltori che da Tione a Fontecchio, da Fagnano Alto a Goriano Sicoli, producono eccellenze come tartufo e zafferano, ma anche foraggio, cereali e ortaggi. (m.sig.)