L’AQUILA 2022, IL PROFESSOR SACCO: “CITTÀ MODELLO DI CULTURA E RESILIENZA, MERITA TITOLO DI CAPITALE”


L’AQUILA – È una settimana importante questa per L’Aquila. La città è infatti tra le dieci finaliste che si contendono il titolo di “Capitale italiana della cultura” per il 2022, istituito dal Ministero dei beni culturali con l’obiettivo di promuovere la cultura come strumento di coesione sociale, innovazione, crescita e sviluppo di città e territori, che verrà assegnato il prossimo 18 gennaio.

Il riconoscimento, che frutterà alla città vincitrice un milione di euro per la realizzazione delle attività presentate nel programma, arriverebbe a coronamento di un percorso che dall’immediato post sisma ha visto nella cultura, nonostante la mancanza di spazi, un elemento cardine per ricucire il tessuto sociale della comunità e mantenere vivo il legame con la città: l’aver ospitato negli anni eventi di caratura nazionale come, tra gli altri, “La notte europea dei ricercatori” e il “Jazz italiano per le terre del sisma”, la prossima apertura del MAXXI, da aggiungersi alle continue attività realizzate dagli enti locali, sono lì a testimonianza di una grande vivacità culturale, anche superiore agli anni precedenti al terremoto.

Responsabile del dossier di candidatura dell’Aquila è Pier Luigi Sacco, economista specializzato in economia della cultura, sviluppo territoriale, industria creativa e politiche culturali, docente ordinario presso lo Iulm di Milano.

“Sono abruzzese e ho da sempre un rapporto stretto con la città; già in occasione del primo anniversario del terremoto ho realizzato un progetto con l’Accademia delle belle Arti”, raccontaa Sacco a Virtù Quotidiane.

Per il professore, non c’è dubbio su chi tra le città candidate meriterebbe il titolo. “Quelli arrivati alla fase finale sono tutti grandi progetti, ma credo che sia arrivato il momento per L’Aquila e per tutto l’Abruzzo di ottenere un riconoscimento di questo valore. L’Aquila, con il suo cammino decennale di ricostruzione, è quella che ha a mio avviso più cose da dire, e che storicamente ha avuto meno spazio rispetto a quello che meritava. Una vittoria sarebbe di grande importanza; renderebbe la città un modello per tutte le aree interne del paese, da vedere non più come avamposti che combattono lo spopolamento, ma veri e propri modelli di qualità della vita, e mostrerebbe all’Italia come L’Aquila non sia ferma alle macerie del terremoto come in molti pensano”.

Il progetto, dal nome “La cultura lascia il segno”, ha nel concetto di cultura come motore per la resilienza uno dei suoi aspetti chiave; con fonte d’ispirazione l’antica pratica giapponese del kintsugi, in cui con l’oro liquido si risaldano pezzi frammentati di oggetti in ceramica – metafora di una città ancora da ricucire – L’Aquila ha saputo sfruttare gli elementi curativi della cultura, da quella artistica a quella scientifica, utilizzandola come collante prezioso per rimettere insieme i pezzi di una comunità dispersa e disorientata, ponendosi grazie al patrimonio di esperienza accumulato nei difficili anni post-sisma come fonte d’ispirazione per le aree interne e per l’intero Paese, costretto oggi a ricostruirsi sulle macerie della crisi causata dalla pandemia.

“Abbiamo già visto durante la crisi pandemica come chi abbia avuto opportunità di fruire la cultura ha potuto preservare al meglio la propria salute mentale, messa a dura prova dal lockdown e dalle altre misure anti-Covid”, spiega il professor Sacco. “La cultura gioca un ruolo fondamentale, soprattutto sull’aspetto legato alla regolazione delle emozioni, grazie ad essa riusciamo a migliorare moltissimo il nostro umore. Se c’è un posto dove la cultura può fare questo è proprio L’Aquila, che racchiude al suo interno un mix tra storia, sapere e natura (altro elemento di benessere fondamentale nell’emergenza Covid) unico nel suo genere”.

Il titolo di “Capitale italiana della cultura”, della durata di un anno, darebbe una visibilità unica alla città, permettendole di realizzare “produzioni culturali di ogni tipo, con progetti rivolti al territorio e alla cittadinanza, coinvolgendo scuole, enti locali, ma anche anziani e strutture sanitarie. Un obiettivo che vuole però porsi solo come il primo passo verso un progetto di crescita di lunga durata, dei cui benefici godrebbero tutte le piccole realtà intorno al capoluogo”.

“Avendo una lunga serie di esperienze internazionali, posso dire che L’Aquila ha un potenziale molto promettente. Nel caso vincessimo, e lo spero vivamente, dovremmo vedere quell’anno come un trampolino di lancio: il successo si vedrà se questo titolo riuscirà ad innescare un processo di crescita che duri negli anni”.

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